
Ameno giorno vintage di Nicola LEONE (nleone@ercolino.ch)
Non è un errore di stampa. Neanche è una licenza poetica. Tranquillizziamo Steve Cutts e i suoi topolini che non inerisce allo shopping.
“Ameno” è una piacevole località del Lago d’Orta dal clima anticamente piacevole, appunto “ameno”!
E’ una domenica come tante. Milano, tarda mattinata, partiamo alla ricerca di avventure verso il Lago d’Orta. La nostra descrizione sarà visiva più che descrittiva.
Turisticamente sarebbe:
Ameno è un paese di origini antichissime, posto sulla sponda orientale del Lago d’Orta in posizione collinare e immerso nel verde. Meta turistica già dal XVIII con numerose ville gentilizie, ospita a giugno l’Ameno Blues Festival. Tra le ville Palazzo dei Conti Tornelli, Palazzo del marchese Solaroli, villa del Conte Agazzini, Casa Cotta, Villa Obicini, Palazzo Vegezzi, Casa Pestalozza, Villa Reiser, Casa Calderara, residenza in vita del pittore Antonio Calderara, oggi sede di una fondazione che ospita una collezione di opere di ben 133 artisti contemporanei. Di costruzione più recente è Villa Monte Oro dei conti Tornielli che vanta un parco botanico di oltre 240.000 mq. Interessanti sono le escursioni al Monte Mesma, mt.576, compreso nella Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte D’Orta e al convento francescano del XVII secolo, sorto sulle rovine di un castrum romano e di un castello del Comune di Novara del XIII secolo. Importanti centri di equitazione sono presenti sia a Ameno che nei paraggi. Inoltre per chi ama passeggiare, vi sono due vie Crucis che si snodano lungo tutta la collina su di un sentiero in selciato.
Nelle Colline delle Frazioni Oltre Agogna è possibile fare escursioni, su sentieri segnati, verso luoghi incontaminati della natura; non è raro, per escursionisti attenti, incontrare daini, caprioli, cinghiali, scoiattoli, volpi, uccelli rapaci e altri animali.
Noi invece abbiamo preso Ameno per la gola. Erano le 13 e 30 passate.
Lungo la via, a Lortallo siamo rimasti folgorati da quello che conoscevamo come il Vecchio Circolo.
Che negli anni avevamo ritrovato e gustato come Fiero Becco e che ora scopriamo come La Locanda del Buon Riso.
L’ingresso è indicato da un araldico aratro in ferro di prima dei motori. Un modello vintage anche molto tecnologico che permette una aratura precisa e orientabile sin dall’attaco al traino.

Entriamo in sala con pensieri famelici imbattendoci in una scatola lignea a marcatura Sassicaia che raccoglie oliere e condimenti.
Cantina a vista e bottiglie esposte ci presentano un Amarone accanto a un esperto Morellino di Scansano.
Ottima scelta il Morellino, a prescindere. Dalla sommità del chiodo reggi-calendario spicca un bicchiere di servizio del sommelier, in posizione dominante alla cassa!
Personale piacevolmente curato e affabile ma non piacione: merita!
La prima impressione in ragione della compagine ambientale è: “Papà, secondo me si mangia poco e si spende tanto!”.
E invece!
Offerto dallo chef questo delizioso crostino al lardo (piacevolmente abbondante) di Colonnata con miele e noci su letto verde.

A seguire scegliamo il tagliere di selvaggina con cervo, cinghiale e salame alla bietola (e acciughe?!).

Quindi una deliziosa tagliata di pasta al burro e salvia e sublimi gnocchetti di castagne al ragù di cervo.

Servizio un po’ lento e pianta del rosmarino giunonica che ahimè abbonda nei piatti, ma lo chef ci dicono essere da solo e quindi pazienza. Tanto è domenica e possiamo permettercelo.
Infine arriva sua maestà il caffè accompagnato da una evidente e imponente sorpresa: il barattolo happyness.

Avvicinandoci alla cassa, un invitante Libro degli Ospiti (Guest Book).

Con il conto è andata molto bene, nonostante la minacciosa e dominante presenza del bicchiere da sommelier appeso al chiodo del calendario. Infatti:

Torniamo a bordo della nostra storica Mercedes modello 111 vintage, sfioriamo la Fondazione Calderara ed eccoci subito ad Ameno. Non potevamo non rifare una visita alla Chiesa con il celebre affresco del Concilio di Trento che ribattezziamo “Trento Conciliante”.

Eccoci al Municipio ai tempi dimora con passaggio segreto o meglio via di fuga

che portava al giardino attraverso la ghiacciaia… Ops! Meglio non svelare altro!

La gola però è la gola! E memori delle pocanzi degustazioni amene del pranzo ci tuffiamo nel vicolo alla ricerca di qualcosa da pomeriggio: una buona cioccolata calda.
Entriamo nel cortile dei Santi Numi dove il vintage la fa da padrone con un telefono vintage.


Cavalluccio vintage, lancia vintage e fioretto vintage.

Anche qui il conto è clemente. Usciamo satolli per tutto il vintage che ha ridestato il nostro spirito:

Soddisfatti anche della merenda ci incamminiamo verso la fedele Mercedes vintage che ecco dulcis in fundo una originale tenda con lingerie vintage.

La giornata a questo punto può finire e possiamo soddisfatti ritornare a Milano con la Mercedes vintage. Tutte queste avventure in un Ameno giorno vintage.